Perché non tutti dimagriscono con la stessa dieta?

perché non tutti dimagriscono con la stessa dieta

A ciascuno il suo metabolismo

Quante volte è capitato di notare persone che non ingrassano pur mangiando molto, o che al contrario prendono peso con più facilità di altre? Come mai i danni di un’alimentazione sbilanciata si manifestano in maniera diversa da persona a persona?

A parità di alimentazione non equilibrata, alcune persone tendono ad ingrassare, altre no.

Ma le conseguenze degli eccessi ( o degli errori) alimentari, non sono tutte visibili.

Ci sono alcuni che nonostante tutto mantengono il loro peso forma e restano (o sembrano restare) in perfetta salute. Ma la verità è che il rischio di sviluppare malattie cardiache, allergie o intolleranze alimentari (in particolare verso il glutine) e patologie degenerative è elevato. 

Questo significa una cosa sola: non può esistere una sola dieta che va bene per tutti.

Se i singoli alimenti, o le loro combinazioni, hanno un’azione diversa su ogni organismo, l’unica cosa da fare è imparare a conoscere il proprio corpo per scegliere il cibo che lo mantiene in forma.

Perchè mangio poco e non dimagrisco? La risposta è nel DNA

La risposta a queste domande e a queste apparenti incongruenze è scritta nei geni. Ma ciò che più conta è l’azione che molecole introdotte nell’organismo con cibo, bevande e persino con il respiro possono esercitare sul DNA di ciascuno.

Esiste, infatti, un dimostrato e chiaro nesso tra la nutrizione, l’espressione genica del DNA e le patologie cardiovascolari (infarto, ictus), ipertensione arteriosa, diabete mellito, cancro…

Conoscere queste predisposizioni individuali, dovute a caratteristiche genetiche uniche, può aiutarci a capire come funziona il nostro organismo e contribuire a migliorare il nostro metabolismo, oltre a prevenire malattie come sovrappeso e obesità.

Il cibo, quindi, “parla” con il nostro patrimonio genico. Alcune molecole, per esempio contenute nella verdura, hanno la capacità di agire sugli accumuli adiposi e di farli “svuotare”. 

La scienza che studia l’effetto delle molecole contenute negli alimenti sul nostro DNA si chiama nutrigenomica o genomica nutrizionale.

Grasso dentro o fuori?

circonferenza addominale

Quando immaginiamo una persona obesa facciamo solitamente riferimento ad un soggetto con accumuli visibili di grasso in diverse parti del corpo. Stiamo guardando la cosiddetta “obesità fenotipica” soggettiva, che esprime, cioè, le caratteristiche fisiche di una persona con la distribuzione corporea della sua massa adiposa.

In realtà, però, questo non è altro che il risultato di un lungo processo che non vediamo a occhio nudo perché riguarda le cellule del nostro corpo, che diventano “grasse”, con un volume e una massa maggiore. 

In altre parole “l’obesità anatomica” (quella cioè che vediamo) è preceduta e condizionata da “un’obesità cellulare”.

Per dimagrire, raggiungere il peso forma e vivere in salute più a lungo occorre partire dal concetto che dobbiamo innanzitutto mantenere “magre” le nostre cellule.

Una persona può essere anche in un peso forma accettabile, ma se presenta un’obesità cellulare può essere considerata “metabolicamente obesa”, con tutte le conseguenze di una persona obesa per salute e longevità.

Per bruciare grassi serve l'ossigeno!

Le cellule “ingrassano” quando si verifica:

  • un accumulo, al loro interno, di acidi grassi saturi, dovuto ad un eccesso di lipidi e di carboidrati glicemici alimentari;
  • una carenza di molecole nutrienti di origine vegetale e marina (es. se mangiamo poche verdure);
  • volumi ridotti di ossigeno (ipossia).

L’ossigeno, che introduciamo nel nostro organismo attraverso la respirazione, ma anche con l’alimentazione (con l’acqua, per esempio!), è il principale nutriente delle cellule e ha un ruolo chiave anche nel dimagrimento

Basti pensare che per “bruciare” un solo grammo di grasso occorrono ben 2 litri di ossigeno all’interno delle cellule!

Una cellula “obesa” con riduzione di ossigeno al suo interno è come una candela sotto una campana: senza ossigeno si spegne e accumula acidi grassi saturi, con aumento di volume e massa.

La dieta ipocalorica..è utile?

conta calorie rinuce dieta ipocalorica

Prima della genomica nutrizionale si riteneva che una stessa dieta producesse gli stessi effetti in tutti gli individui. 

Si pensava esistesse un rapporto lineare tra riduzione delle calorie giornaliere e riduzione del peso (o meglio della massa grassa corporea): “taglio le calorie, quindi dimagrisco”.

Era la filosofia del cibo “miracolo”, delle diete “perdi 7 chili in 7 giorni”, del “farmaco che scioglie il grasso”.

L’effetto di questo tipo di diete è parziale (il peso si riduce, ma non è la massa grassa ad andarsene) e non duraturo. Perché, con un regime alimentare che causa una troppo rapida perdita di peso, succede che:

  • i chili persi sono acqua e massa magra, solo in minima parte massa grassa;
  • dopo alcune settimane si verifica un blocco nella perdita di peso;
  • la fame costante porta a interrompere la dieta;
  • quando si riprende a mangiare normalmente si recupera tutto il peso perso, ma con una più alta percentuale di massa grassa e più rischi per la salute.

Questo è un modello di dietologia sintomatologica in cui si cerca di sconfiggere i segni e i sintomi del sovrappeso e dell’obesità senza affrontare la loro prima causa: l’obesità cellulare, con le sue conseguenze complesse e sistemiche.

È un modello culturale, non naturale, che antepone il cibo al corpo.

Contare le calorie non serve!

Le cellule umane non conoscono, non comprendono questo modo di agire. Il corpo umano è un organismo biologico complesso che non vive con reazioni lineari. L’obesità è una patologia complessa, generata da molteplici reazioni fisiopatologiche che sono interdipendenti, che avvengono nello stesso tempo in sedi anatomiche diverse tra loro.

È troppo riduttivo pensare di controllare il peso corporeo e l’accumulo di massa grassa con il solo calcolo delle calorie giornaliere…soprattutto perché, nel corpo umano, le calorie non esistono! Il corpo e le cellule reagiscono alle molecole dei nutrienti introdotte con l’alimentazione e la respirazione. Nessuna caloria entra all’interno delle cellule! 

Tra l’altro i cibi contengono molecole che non forniscono alcuna caloria, come vitamine, minerali, fibra alimentare, polifenoli, antociani, flavonoidi, caroteni, ma che sono essenziali per la vita delle cellule.

Le calorie all’interno del corpo umano non esistono! Esistono solo le molecole che introduciamo con gli alimenti.

Si può dimagrire mangiando i cibi giusti

La dieta, intesa come stile di vita e di alimentazione consapevole, si fa prima nella testa e poi nella bocca. 

Prima occorre conoscere il proprio corpo, unico e diverso dagli altri corpi, poi si sceglie il “proprio” cibo, le “proprie” molecole, quelle più adatte all’organismo, quelle che ci permetteranno di vivere in salute e a lungo.  

L’azione più importante, infatti, è saper scegliere il miglior cibo per noi. Dobbiamo domandarci: “Che cosa sto mangiando?”; “Quali effetti avrà questo cibo sul mio organismo, sulla mia salute fisica e psichica?”; “È compatibile con la fisiologia del corpo umano e dell’organo microbico che è in me?”.

Sono domande che dovremmo porci quotidianamente, perché ogni giorno mangiamo tra 2-3 chili di cibo liquido e solido. 

Sottovalutare l’impatto del cibo sulla nostra salute ci espone al rischio di ridurre le specie batteriche del microbiota intestinale (quella che chiamiamo flora batterica) e porta sul medio-lungo periodo a patologie croniche, anche  degenerative. Ricordiamo sempre che la prevenzione inizia a tavola!

Scopri come costruire un piano alimentare su misura per il tuo organismo

Conoscere le molecole che compongono i cibi, capire come queste interagiscono con noi e le nostre cellule è alla base dell’alimentazione consapevole, il modo di nutrirsi rispettando il proprio corpo che permette di conquistare o mantenere la salute metabolica.

A partire dal 4 marzo inizierà un ciclo di seminari online GRATUITI dedicati all’alimentazione e ai problemi di salute che si possono curare o prevenire imparando a gestire il cibo che mangiamo. Durante i seminari verrà approfondito il metodo ACPG (Alimentazione Consapevole del Picco Glicemico). Il metodo è basato su decenni di ricerche scientifiche sull’alimentazione ed è stato messo a punto dal Dottor Pier Luigi Rossi, Medico chirurgo specialista in Scienza dell’alimentazione, autore di libri sulla nutrizione e numerose ricerche scientifiche pubblicate in riviste italiane ed internazionali.

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Il calcolo del BMI non basta! Scopri cosa misurare per conoscere il tuo corpo

bmi imc come si misura la massa corporea

Cosa significa davvero dimagrire?

Sapere quanto si pesa o quanti chili si sono persi durante una dieta non basta più. 

La bilancia, con la sua indicazione del peso corporeo, è e rimane pur sempre un valore primario in rapporto allo stato di salute, ma l’indicazione dominante da considerare come parametro guida è l’accumulo di grasso addominale che si può misurare con il metro.

Il peso corporeo, infatti, può anche essere nella norma, l’Indice di Massa Corporea (IMC o BMI) può esprimere il giudizio di “normopeso”, ma in realtà potremmo comunque presentare una condizione di obesità cellulare (vuoi saperne di più? Ne parliamo in questo articolo).

Negli ultimi 20 anni, è stato accertato che esistono individui non obesi sulla base del rapporto peso-altezza ma che, così come le persone obese, soffrono di malattie dismetaboliche come iperinsulinemia, insulino-resistenza, predisposizione al diabete di tipo 2, ipertrigliceridemia, elevati livelli di colesterolo nel sangue e danni prematuri alle coronarie proprio come le persone obese.

Non dimentichiamo, inoltre, che il peso è dato dalla somma di quattro componenti corporee: acqua, ossa, massa grassa e massa magra muscolare. Dimagrire vuol dire perdere solo massa grassa, senza intaccare la massa magra muscolare e l’acqua corporea.

Per vivere a lungo e in salute e nel benessere psico-fisico, per recuperare e mantenere il giusto peso forma, occorre riscoprire il proprio corpo.

Una giusta scelta di medicina preventiva è monitorare il proprio corpo attraverso semplici strumenti di conoscenza che possiamo usare a casa nostra, come la bilancia, un metro e lo specchio.

L’indice di massa corporea

L’Indice di Massa Corporea (IMC in italiano o BMI – Body Mass Index – in Inglese) è uno dei principali e più riconosciuti indici pondero-staturali (che mettono quindi in relazione peso e altezza). Consente un’immediata classificazione obiettiva di un’eventuale malnutrizione, per difetto o per eccesso.

L’IMC è un indicatore in linea generale del grado di adiposità o magrezza di una persona. Presenta però un limite molto evidente: prende in considerazione solo il peso totale di un individuo, non la sola massa grassa. Il peso corporeo comprende tutti i compartimenti anatomici (massa muscolare, massa grassa, massa ossea, acqua corporea). L’IMC ha, dunque, il limite di non distinguere il grasso dai muscoli

Una persona con un peso elevato può avere una consistente massa magra muscolare e non avere un eccesso, invece, di massa adiposa.

Come si calcola l’Indice di Massa Corporea (IMC)?

L’IMC si ottiene dividendo il proprio peso, espresso in chili (kg), per il quadrato dell’altezza, espressa in metri (m):

IMC = peso / (altezza x altezza)

In base a questa formula, l’indice di massa corporea di una persona che pesa 75 kg ed è alta 1,80 m sarà quindi uguale a:

75 : (1,80 x 1,80) = 75 : 3,24 = 23,1 (normopeso).

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’IMC è raggruppabile in 4 categorie:

  • sottopeso (IMC al di sotto di 18,5)
  • normopeso (IMC compreso tra 18,5 e 24,9)
  • sovrappeso (IMC compreso tra 25 e 29,9)
  • obesità (IMC al di sopra di 30)

Dalla bilancia al metro

La bilancia, ormai l’abbiamo capito, può darci solo un’indicazione parziale: prendendo atto che non distingue il grasso dai muscoli, possiamo dire che in linea di massima ci fornisce quello che chiameremo fat point, ossia ci fa scoprire se siamo in peso forma o in sovrappeso. Non ci mostra però dove è accumulato il grasso o dove viene perso il peso.

Per capire se siamo riusciti a dimagrire in un punto specifico, per esempio la pancia, abbiamo a disposizione uno strumento più efficace: il metro.

Il metro genera quella che si chiama fat line, cioè la silhouette, le zone in cui si immagazzina o si perde il grasso. In pratica, l’immagine di noi stessi come ci vediamo allo specchio! 

Spesso accade che le persone non vedano il proprio corpo com’è in realtà, ma che ne abbiano invece un’immagine distorta – che si vedano troppo grasse, oppure troppo magre. della loro realtà anatomica. 

Per verificare se si sta dimagrendo nelle zone giuste o se si ha del grasso localizzato che può comportare problemi di salute, ma anche per recuperare un’immagine corretta di sè, occorre “prendere le misure”.

Di seguito alcuni punti del corpo che è utile misurare periodicamente, come supporto per monitorare i propri progressi nella perdita di peso o nel mantenimento del proprio peso forma.

L’altezza

Questo parametro è in grado di condizionare il metabolismo cellulare e quindi il peso corporeo.

Avere un’altezza contenuta vuol dire possedere una minore massa magra muscolare e una struttura corporea più limitata, che richiede meno energia rispetto a quella di una persona più alta. Una persona bassa di statura, avendo una composizione corporea diversa e un fabbisogno energetico minore, dovrebbe decisamente mangiare meno rispetto a una persona alta.

Con il passare degli anni, inoltre, si può avere una riduzione dei centimetri di statura anche significativa. 

Le cause più frequenti sono l’osteopenia (riduzione della massa ossea) e l’osteoporosi (malattia sistemica dello scheletro), patologie che determinano una riduzione della massa ossea con deterioramento dell’architettura delle vertebre (l’altezza delle singole vertebre e gli spazi intervertebrali si riducono). 

Avviene un cedimento del tessuto connettivo delle ossa e, in particolare, una degenerazione del collagene, proteina primaria nel “connettere” le cellule ossee tra loro e garantire la loro adeguata nutrizione, con rifornimento di calcio, aminoacidi e vitamina D. Il risultato finale, oltre alla perdita in altezza, è un accentuato incremento della curvatura della colonna vertebrale con una vistosa cifosi (gobba dorsale), condizione che causa una limitazione alla ventilazione polmonare con alterazione del respiro e dell’ossigenazione. 

La riduzione dell’altezza procura anche una diminuzione del metabolismo cellulare, così si riduce anche la capacità di “bruciare” il carico alimentare giornaliero e il grasso corporeo aumenta. 

Il collo: qualche cm in meno ti fa smettere di russare

La circonferenza del collo, se superiore a 42 cm nell’uomo e 40 cm nella donna, è responsabile di molti disturbi.

In primis è causa del russamento e delle apnee notturne: il grasso accumulato nel collo contribuisce a collassare la faringe, obbligando la persona a respirare solo con la bocca durante il sonno, producendo il classico rumore! Ricordate sempre che russare è una malattia, non solo un disagio notturno. Chi russa riduce la propria ossigenazione e la produzione di alcuni ormoni, oltre a tendere ad avere una pressione arteriosa alta. Non per ultimo, soffre di cattiva qualità del sonno, cosicché durante il giorno tende a voler dormire. 

Ridurre la circonferenza è possibile: quando si dimagrisce, il grasso accumulato nel collo è il primo a diminuire!

Per misurare il torace: inspira ed espira

Sia per gli uomini sia per le donne, la circonferenza del torace va presa ponendo il metro al di sopra delle mammelle.

Occorre, poi, fare una profonda inspirazione (senza alzare le spalle) e misurare ancora nel momento della massima espansione della gabbia toracica. La differenza tra le due circonferenze indica la personale capacità di respirazione.

Tenendo presente che ogni minuto compiamo 12-13 atti respiratori, l’ossigenazione è un parametro vitale e fondamentale per sostenere il metabolismo cellulare.

Tipi di corporatura: li vedi dal polso

La circonferenza del polso definisce la costituzione corporea ossea.

Prendiamo la nostra altezza espressa in centimetri (es. se siamo alti 1 m e 70 cm, dobbiamo considerare 170 cm) e dividiamola per la circonferenza del polso espresso in centimetri.

altezza (cm) / polso (cm) = tipo di corporatura

Questi i risultati:

  • donne: un valore sopra 11 indica una costituzione minuta. Un valore tra 10,1 e 11 costituzione media. Sotto a 10,1 costituzione robusta.
  • uomini: costituzione minuta con valore sopra a 10,4. Costituzione media tra 9,6 e 10,4. Robusta sotto a 9,6.

Circonferenza addominale

La circonferenza della vita (WC, Waist Circumference), da misurare per praticità all’altezza dell’ombelico, è un indice del tessuto adiposo addominale. 

È una misurazione estremamente importante per valutare la correlazione tra un soggetto in sovrappeso e il rischio di sviluppare malattie strettamente legate al grasso addominale, come patologie cardiovascolari (aterosclerosi, ipertensione arteriosa), diabete mellito di tipo 2, “fegato grasso”, sindrome metabolica e dislipidemie (colesterolo e trigliceridi elevati). 

Per le donne, il valore di circonferenza addominale più indicato è inferiore a 85 cm.

Un valore superiore a 88 cm è già un grave rischio prognostico di sviluppo delle malattie sopraindicate.

La donna in menopausa tende ad accumulare grasso addominale al pari dell’uomo, acquisendo tutti i rischi cardiovascolari e dismetabolici tipici del sesso maschile.

Per gli uomini, avere un valore di circonferenza addominale pari o superiore a 98 cm è già un rischio aumentato. È salutare, quindi, avere una circonferenza inferiore. Superare, invece, il valore di 102 cm è decisamente un fattore di elevato rischio cardiologico e dismetabolico.

Rapporto circonferenza addominale/altezza

La circonferenza addominale (in cm) e il suo rapporto con l’altezza (in cm) è un indice di immediata rilevazione che non richiede l’utilizzo di tavole di riferimento specifiche per sesso ed età. 

È un’indicazione accettata dalla ricerca scientifica come uno dei fattori di maggior rischio di complicanze cardiovascolari e metaboliche, perché esprime un eccesso di massa grassa addominale. 

circonferenza addominale (cm) / altezza (cm) 

Il suo valore non deve superare 0,55 sia per gli uomini sia per le donne, in ogni età della vita.

Avere un valore superiore a 0,55 indica un accumulo di grasso addominale, con tutti i rischi già indicati.

Circonferenza fianchi

La circonferenza dei fianchi (HC, Hip Circumference) è un indicatore del tessuto adiposo sottocutaneo addomino-pelvico.

L’accumulo della massa grassa è influenzato dagli estrogeni.

Circonferenza braccio

La circonferenza del braccio indica la presenza muscolare.

Quando si arriva a non riuscire più ad aprire il tappo di una bottiglia di acqua minerale vuol dire che gran parte della muscolatura delle braccia e delle mani è stata persa!

È un grave indice di cedimento strutturale, muscolare e connettivale da recuperare.

Circonferenze coscia

Le circonferenze della coscia radice, mediana e patellare (sopra il ginocchio) indicano il rapporto tra la massa grassa e quella muscolare.

Più è alta la differenza tra la radice della coscia e quella patellare e più è massiccia la presenza di grasso sottocutaneo. È una condizione da rimuovere, non solo a fini estetici, ma perché rivela una netta riduzione della massa magra muscolare con conseguente riduzione di cellule metabolicamente attive e diminuzione del metabolismo cellulare.

Di che biotipo sei?

Il biotipo nutrizionale descrive la distribuzione topografica della massa grassa corporea, che ha un ruolo fisio-patologico più rilevante per la salute e longevità rispetto al solo peso corporeo letto sulla bilancia.

Si distingue in androide o ginoide, a seconda della zona anatomica in cui è localizzato il grasso, e per questo esprime anche la possibilità di conoscere a quali patologie degenerative si può andare incontro.

In piedi, in posizione eretta e con i piedi uniti, si ottiene dividendo la circonferenza addominale (in cm) per la circonferenza fianchi (in cm).

circonferenza addominale (cm) / circonferenza fianchi (cm)

Un numero superiore a 0,90 (nell’uomo) o a 0,85 (per la donna) indica l’appartenenza al biotipo androide.

Un numero inferiore a 0,85 indica l’appartenenza al biotipo ginoide.

Biotipo androide: la "mela"

Questo biotipo è caratterizzato dall’ accumulo di grasso nella parte alta del corpo, sopra l’ombelico: collo, spalle, braccia, seno, torace, zona lombare, zona addominale. Ha una configurazione corporea a “mela” con vita e fianchi larghi e valori pressoché paralleli.

Tutte le principali ricerche scientifiche hanno dimostrato che un eccessivo accumulo di tessuto adiposo nella parte superiore del corpo rappresenta un fattore di rischio patologico.

Valori superiori a 0,98 esprimono una patologica ripartizione del tessuto adiposo responsabile di malattie cardiovascolari, diabete mellito di tipo 2, incremento di citochine, steatosi epatica (fegato grasso).

Insomma, tutte le conseguenze derivanti da un accumulo di massa grassa nell’addome.

Attenzione alla glicemia

I soggetti appartenenti al biotipo androide presentano anche una maggiore concentrazione di glucosio nel sangue (glicemia), causata dalla riduzione della sensibilità all’insulina nelle cellule metaboliche attive, in particolare nelle fibre muscolari.

L’eccessiva presenza di glucosio, anche senza arrivare al quadro clinico del diabete mellito di tipo 2, è un fattore di invecchiamento anatomico, metabolico, ormonale ed estetico dell’organismo. Un’altra condizione a cui è predisposto questo biotipo è quella di insulino-resistenza: l’insulina è presente senza esercitare la sua naturale funzione. 

Un eccesso di insulina nel sangue causa uno stress ossidativo significativo e uno stato di diffusa glicazione del collagene (il collagene si unisce al glucosio), con cedimento del tessuto connettivo e un’alterata nutrizione cellulare.

Il biotipo androide, inoltre, con il suo accumulo di grasso addominale, tende a russare e avere prolungate e pericolose apnee notturne.

È più importante e gratificante perdere un centimetro nella circonferenza addominale che perdere un chilo di peso corporeo!

Biotipo ginoide: la "pera"

Il biotipo ginoide è caratterizzato dall’accumulo di grasso corporeo nella parte inferiore dell’organismo: fianchi, glutei, cosce. Chi appartiene a questo biotipo presenta, quindi, una configurazione corporea cosiddetta “a pera”, con vita sottile e fianchi larghi, proprio come la forma del relativo frutto. Un eccessivo accumulo di grasso nella parte inferiore dell’organismo femminile predispone ad alcuni rischi patologici: insufficienza venosa e linfatica agli arti inferiori, varici, cellulite, edemi. Ma il vero rischio di gravi patologie compare quando, con l’età, inizia lo spostamento della distribuzione della massa grassa dalla parte inferiore alla parte superiore. Sotto l’influenza degli ormoni (si riduce il profilo degli estrogeni e del progesterone), il girovita si modifica e aumenta in centimetri. In questa situazione, si modifica il valore del “biotipo test”. Chi ha valori superiori a 0,85 e oltre tende a complicanze cardiovascolari, ipertensione arteriosa, diabete mellito di tipo 2 e altre malattie dismetaboliche tipiche dei soggetti di tipo “androide”.

L'accumulo di grasso in gravidanza

La grande predisposizione ad accumulare grasso nei fianchi, glutei e cosce della donna in età fertile risponde a precise finalità, in particolare a garantire un’ampia riserva di energia necessaria per contrarre e portare a buon fine una gravidanza, per allattare e per mantenere il corpo a una temperatura corporea costante. Una gravidanza, infatti, ha un “costo energetico” corrispondente a circa 10 kg di tessuto adiposo. Tant’è che le donne troppo magre, quelle che non hanno un’adeguata quantità di grasso, presentano una ridotta fertilità.

Ogni giorno di allattamento al seno, poi, richiede energia, ottenibile dal grasso accumulato nelle cellule grasse del tessuto collocato nella parte inferiore del corpo. La maggiore ripartizione del grasso sottocutaneo svolge, inoltre, una vitale funzione di “isolante” verso l’ambiente esterno a clima variabile e contribuisce a conservare il calore metabolico interno e una temperatura costante. La donna, per vivere in salute e a lungo, deve appartenere sempre, e in ogni fase della sua vita, al biotipo ginoide con valore inferiore a 0,85

Sono bastati pochi anni di abbondanza alimentare per compromettere le migliaia e migliaia di anni in cui la natura ha “protetto” il corpo femminile, regalandogli una conformazione e una distribuzione del grasso atta a preservare la continuazione della specie. La natura, però, non ha pensato a un corpo per vincere l’abbondanza alimentare, ma a un organismo per vincere la fame e la povertà alimentare. Avere misurazioni nella norma è quindi per la donna del terzo millennio un passaggio selettivo vitale, non solo un banale problema estetico.

Avrai quindi compreso come sia importante passare dalla bilancia al metro per avere una maggiore conoscenza del tuo corpo.

Questo è solo l’inizio di un viaggio verso la consapevolezza.  Non finisce qua! 

Iscriviti ai nostri seminari online! Ti verrà presentato un innovativo metodo, il metodo ACPG, che partendo dalla conoscenza del tuo organismo e delle sue reazioni al cibo ti porterà ad un livello di consapevolezza tale da scegliere autonomamente l’alimentazione più corretta per la tua salute.

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Perché ho sempre fame? Colpa dei cibi pronti

attacchi di fame

C'è differenza tra un sugo fatto in casa e uno confezionato?

Quando si passa molto tempo fuori, tornando a casa con addosso la stanchezza di una giornata di lavoro e traffico, la voglia di mettersi ai fornelli è poca. Molto più semplice aprire una busta o un barattolo e rovesciarne il contenuto una padella, per saziare la fame.

Ti è mai capitato, però, di avere sempre fame poco tempo dopo aver finito di mangiare? Magari hai fatto colazione con latte e biscotti, ti senti sazio..ma dopo un’ora il buco nello stomaco si riapre e corri ai ripari con uno snack preso alle macchinette.

Sapevi che quel languorino costante nel corso della giornata, quel senso di fame che ti accompagna tutto il tempo…viene proprio da quegli snack e quei piatti pronti in 3 minuti?

Quando riempi il serbatoio della tua auto con una benzina di scarsa qualità, il pieno finisce molto presto; quando invece il carburante è di prima scelta puoi percorrere molti più chilometri prima di aver bisogno di fare un nuovo rifornimento.

Il tuo corpo funziona in maniera simile. Se durante un pasto non gli vengono forniti i nutrienti di cui ha davvero bisogno, molto presto ti chiederà di introdurne ancora – e il suo modo di comunicartelo è la fame.

Per non essere preda di attacchi di fame è necessario assumere un approccio più consapevole verso l’alimentazione, e imparare a conoscere il nostro corpo e ciò di cui ha bisogno per funzionare al meglio.

Per prima cosa è utile conoscere la differenza tra “cibi” e “prodotti alimentari”.

Il cibo non fa ingrassare, ma i prodotti alimentari sì

L’ambiente culturale e lo stile di vita odierni predispongono all’aumento di peso. Questo non significa che non sia possibile restare in forma o dimagrire, anzi: si può addirittura dimagrire mangiando! Ma In questo contesto, per contrastare la tendenza verso uno stato di salute non ottimale, occorre cominciare a fare una netta distinzione tra cibo e prodotti alimentari.

Il cibo è ciò che la natura produce e offre nel rispetto della biodiversità agro-alimentare genotipica e fenotipica, nel rispetto dei ritmi naturali, senza l’obiettivo di crescita quantitativa finalizzata alla massima resa in campo e del reddito economico. 

Immaginiamo, per esempio, una verdura, il pomodoro, che si coltiva in un orto. 

Il prodotto alimentare invece è il risultato della manipolazione della mano dell’uomo, come può essere un sugo pronto in barattolo, che viene infarcito di additivi, conservanti e altro ancora allo scopo di esaltare sapori, odori, proprietà caloriche e organolettiche. Un piacere artificiale che però non sazia a lungo, e che ti porta ad avere sempre fame

Cibi in scatola, confezionati, buste di surgelati con additivi e piatti pronti sono tutti prodotti alimentari.

Oggi, i prodotti alimentari dominano sul cibo. Questo perché le persone passano sempre più tempo fuori casa, hanno poco tempo da dedicare alla cucina e cercano qualcosa di pratico, energetico da consumare rapidamente.

Come distinguere il cibo da un prodotto alimentare? 

Quando in un’etichetta si leggono oltre quattro-cinque ingredienti significa che non stiamo mangiando un cibo, ma un prodotto alimentare artificiale creato dall’uomo per agire sull’appetibilità.

"Uno tira l'altro"...ecco perchè la fame non passa

La parola appetibilità deriva dal latino “appetere” (desiderare un cibo) e viene esaltata attraverso zucchero e sodio nascosti e additivi chimici capaci di modificare le proprietà organolettiche dei prodotti alimentari, con lo scopo di esaltarne il piacere e spingere al loro maggior consumo.

 L’appetibilità è inversa al senso di sazietà.

Più è alta l’appetibilità e più è bassa la sazietà. Più un prodotto alimentare è ricco in acidi grassi saturi, più piace! Il risultato finale è facile constatarlo nella cronaca giornaliera della nostra alimentazione: maggior consumo di prodotti alimentari altamente appetibili con gusti, odori e colori modificati dalla tecnologia alimentare e dal marketing.

Questo significa avere una maggiore sensazione di fame, che si traduce nel mangiare di continuo, nello spilluzzicare in ogni ora della giornata.

Una persona che si trova inconsapevolmente in questo circolo vizioso non sa come smettere di mangiare, e in alcuni casi può pensare di essere affetta da fame nervosa. Ma è davvero così?

Come combattere la fame nervosa? Misura la tua glicemia

Molto spesso, quando siamo presi da una voglia irrefrenabile di mangiare qualcosa, pensiamo si tratti di fame nervosa

Il più delle volte non è così!

Dietro questo atteggiamento si nasconde una vera e propria reazione biochimica-ormonale all’interno del nostro organismo: l’innalzamento della glicemia che si verifica dopo che mangiamo stimola la secrezione di insulina, ormone del dopo pasto. 

L’insulina consente di normalizzare i livelli di glucosio nel sangue, sia permettendo il suo utilizzo nelle cellule per produrre energia, sia, in caso di eccesso, facendolo depositare sotto forma di grasso nel tessuto adiposo. 

Se la quantità di glucosio nel sangue (glicemia) è eccessiva (spesso in seguito al consumo di cibi pronti), si verifica un abbondante rilascio di insulina che comporta il ritorno troppo veloce a bassi livelli di glicemia. La concentrazione di glucosio nel sangue può abbassarsi infatti al di sotto dei livelli di riferimento (glicemia prima di mangiare o al risveglio). 

Questo rappresenta per l’organismo una situazione di carenza di energia. Si determina perciò una rapida insorgenza della sensazione di fame soprattutto di zuccheri ed amidi con conseguente assunzione di ulteriore cibo. Si innesca il circolo vizioso “mangio – ho fame – mangio”.

 In questa situazione di alti picchi di glicemia e insulina molti riferiscono anche di senso di stanchezza e spossatezza. È chiaro quindi che la glicemia ha un impatto importante sui livelli di energia e di affaticamento ma anche che l’instabilità glicemica (picchi elevati e cali rilevanti) può avere ripercussioni negative su molti aspetti della salute.

Che cosa sto mangiando?

In uno scenario di manipolazione tecnologica dei prodotti alimentari, di regressione sensoriale naturale e di tempi alterati dei pasti giornalieri, secondari al modello di vita e di lavoro, possiamo davvero dirci consapevoli del cibo che consumiamo ogni giorno?

Poche persone si fermano a riflettere sulle conseguenze a lungo termine delle loro scelte alimentari.
Occorre fare un pausa, chiudere gli occhi e pensare: che cosa sto mangiando? Che rapporto ho con l’alimentazione? 

Per riprendere il controllo dei propri pasti ed eliminare la fame compulsiva è necessario imparare a conoscere il proprio corpo, e cominciare a nutrirlo con un’alimentazione consapevole. Ma da dove si comincia?

Un ottimo punto di partenza è il metodo ACPG (Alimentazione Consapevole del Picco Glicemico), il metodo basato su decenni di ricerche scientifiche sull’alimentazione messo a punto dal Dottor Pier Luigi Rossi, Medico chirurgo specialista in Scienza dell’alimentazione, autore di libri sulla nutrizione e di un considerevole numero di ricerche scientifiche pubblicate in riviste italiane ed internazionali. Vuoi imparare anche tu il metodo ACPG ed eliminare per sempre la fame nervosa?

A partire dal 4 marzo inizierà un ciclo di seminari online GRATUITI dedicati all’alimentazione e ai problemi di salute che si possono curare o prevenire imparando a gestire il cibo che mangiamo.

Fai il test:

Qui sotto puoi trovare un breve test, semplicissimo da compilare, che ti aiuterà a capire se hai una alimentazione consapevole e ti fornirà dei consigli per correggere gli eventuali “errori” nel rapporto con le scelte alimentari.

Basta contare 1 punto per ogni domanda a cui hai risposto e leggere i risultati.

Domanda
Risposta
Per me cucinare è un piacere.
Sì / No
Amo ritrovarmi a tavola con amici e/o parenti in convivialità.
Sì / No
Per i miei acquisti scelgo i prodotti migliori, leggendo le etichette.
Sì / No
Cerco sempre di evitare i cibi che mi “fanno male”.
Sì / No
Per gli acquisti alimentari non mi faccio influenzare dalla pubblicità.
Sì / No
Leggo volentieri libri o giornali di alimentazione.
Sì / No
Apparecchio con cura la tavola.
Sì / No
Mi piace sedermi a tavola quando mangio.
Sì / No
Amo sperimentare piatti nuovi.
Sì / No
Sono felice se apprezzano la mia cucina.
Sì / No
Conosco gli alimenti che mi danno fastidio
Sì / No
Penso che mangiare bene sia fondamentale.
Sì / No
So che spesso si usa il cibo per calmare l’ansia.
Sì / No
Mi piacciono la frutta e la verdura.
Sì / No
So resistere alla tentazione di mangiare dolci.
Sì / No

Risultati

Sembra che tu abbia un basso interesse nei confronti del cibo e del piacere alimentare. 

Occorre recuperare un rapporto vigile con l’alimentazione di tutti i giorni! Comincia dalla spesa: il 30% della spesa giornaliera deve essere costituita da verdure, il 20% frutta, il 25% cereali e il 25% proteine.

Non hai piena consapevolezza del ruolo del cibo nella salute.

 Devi mettere al centro della giornata il ritmo e le scelte alimentari!

Mangia cinque volte al giorno e non saltare nessun pasto. Impara a conoscere il perché è importante mangiare alcuni alimenti nelle idonee quantità e al momento giusto. Per aiutarti, puoi compilare una “tabella alimentare” nella quale appuntare cosa e quando mangi nel corso della giornata.

Complimenti! Hai un ottimo rapporto con l’alimentazione. 

Continua a mangiare con un corretto e sano piacere alimentare!

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