La cura per il diabete mellito inizia dal controllo del peso

In Italia ci sono circa 5 milioni di diabetici

Il ltalia il 6,34 % della popolazione soffre di diabete*. 

Gli esperti stimano, tuttavia, che il 20% dei casi di diabete non sia oggi riconosciuto: in pratica 1 diabetico su 5 non sa di esserlo. Questo significa che nel nostro Paese, ai 4 milioni di persone che sanno di avere il diabete, si dovrebbe aggiungere un milione di persone che ignorano la loro condizione di diabetici. 

Numeri davvero molto elevati che continuano a crescere.

*Dati Società Italiana di Diabetologia (SID) 2018

Cos'è il diabete?

Il diabete è una patologia cronica caratterizzata da elevati livelli di glucosio nel sangue (glicemia).

Quando il pancreas non è in grado di produrre sufficienti quantità di insulina, o gli organi bersaglio (muscoli, fegato, tessuto adiposo) non riescono a rispondere adeguatamente all’ormone (condizione di insulino-resistenza), il corpo non può utilizzare il glucosio presente nel sangue come fonte di energia.

Il glucosio rimane quindi nel sangue, dove i suoi livelli diventano sempre più alti (iperglicemia). 

In questa condizione le cellule dei vari organi non hanno sufficiente energia, e l’eccesso di glucosio rimasto nel sangue, con il tempo, provoca seri danni a vari organi e sistemi (al sistema cardiovascolare, ai nervi, agli occhi, al cervello, ai reni).

Differenza tra diabete di tipo 1 e 2

Esistono due tipi di diabete:

    • Diabete di tipo 1: chiamato anche diabete giovanile o insulino-dipendente, è una condizione cronica nella quale il pancreas da solo non è in grado di produrre insulina, o ne produce quantità troppo basse.
    • Diabete di tipo 2: la forma più comune, anche chiamata diabete senile, che si verifica quando l’organismo diventa insulino-resistente o produce poca insulina.

Negli ultimi 30 anni i casi di questa seconda forma di diabete sono cresciuti enormemente in tutto il mondo.

Il diabete è una patologia silenziosa e persistente che può essere però da un lato prevenuta e dall’altro contrastata, prima ancora che con i farmaci, con corretti stili di vita, rappresentati da una corretta alimentazione e da una regolare attività fisica.

Che cos'è il diabete di tipo 2?

Il diabete di tipo 2 è una malattia molto diffusa su scala globale e la sua prevalenza è in continua crescita: si prevedono per il 2030 più di 400 milioni di casi nel mondo.

La classificazione ufficiale identifica il diabete di tipo 2 come un difetto della secrezione di insulina, che può progressivamente peggiorare nel tempo, e che si instaura su una condizione pre-esistente di insulino-resistenza.

L’insulino-resistenza è la condizione che si verifica quando le cellule dell’organismo, in particolare quelle di fegato, tessuto muscolare e tessuto adiposo, diminuiscono la propria sensibilità all’azione dell’insulina, che regola il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule.

Il diabete di tipo 2, tipico dell’età adulta, è la forma più diffusa della malattia (circa il 90% di tutti i casi). Compare, di norma, tra i 35 – 40 anni ed è caratterizzato da valori elevati di glucosio nel sangue (iperglicemia).

Quali sono le cause del diabete di tipo 2?

Il diabete di tipo 2 è una condizione strettamente correlata a predisposizione genetica, e spesso si manifesta in più persone di una stessa famiglia.

Esistono tuttavia numerosi fattori che favoriscono l’insorgenza del diabete e che non sono dipendenti dalla trasmissione genetica:

  • l’obesità o il sovrappeso (soprattutto a carico del grasso addominale)
  • la sedentarietà
  • un’alimentazione troppo ricca in grassi e povera in fibre naturali

Anche quando l’iperglicemia è già presente, generalmente le persone non avvertono importanti sintomi fisici, e può quindi capitare che il diabete non venga diagnosticato.

Non conoscere la diagnosi e quindi non sottoporsi alle cure necessarie, vuol dire andare incontro a gravi conseguenze per la salute in particolare a livello del cuore e di tutto il sistema circolatorio, del cervello, degli occhi e dei reni.

Fare “prevenzione” nei confronti del diabete di tipo 2 significa riuscire ad individuare i soggetti che hanno maggiore probabilità di sviluppare questa malattia, quando ancora la glicemia è a livelli fisiologici.  La migliore prevenzione consiste nell’identificare stili di vita ed abitudini alimentari scorrette su cui è possibile intervenire per ridurre il rischio di andare incontro al diabete.

Quali sono i sintomi del diabete di tipo 2?

Il diabete di tipo 2 generalmente rimane silente per molti anni poiché l’iperglicemia si sviluppa gradualmente e, almeno all’inizio, non è di grado severo al punto da provocare i tipici sintomi.

I sintomi del diabete di tipo 2 includono:

  • stanchezza
  • aumento della sete
  • aumento della diuresi
  • perdita di peso non ricercata
  • malessere
  • dolori addominali

 Le maggiori complicanze derivate dal diabete possono arrecare al paziente danni anche importanti a livello neurologico, renale, oculare e cardio-cerebrovascolare.

Diabete: i valori da tenere sotto controllo

Per la diagnosi di diabete è sufficiente riscontrare, tramite analisi del sangue, un valore di glicemia a digiuno >126 mg/dl confermato in almeno due giornate differenti. 

In alternativa, viene diagnosticato con valori maggiori di 6,5% di emoglobina glicata confermati da un secondo prelievo, oppure riscontro di glicemia >200 mg/dl in presenza di sintomi.

Inoltre è possibile eseguire il test Findrisc approvato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. È uno strumento affidabile, veloce, che non richiede esami del sangue e che attraverso alcune semplici domande permette di stimare la probabilità che un individuo ha di sviluppare un diabete di tipo 2 nell’arco dei dieci anni successivi. 

In presenza di un rischio elevato sarà indispensabile riportare questo dato al proprio medico di famiglia, il quale potrà così valutare l’opportunità di richiedere gli accertamenti necessari per approfondire la situazione e capire se c’è già in atto un diabete o una condizione predisponente (ad esempio una “ridotta tolleranza glucidica”). 

In tutti i casi la correzione di alcune abitudini scorrette (in particolar modo riguardo all’alimentazione e all’attività fisica) si tradurrà in una minore probabilità di sviluppare questa malattia.

Obesità e diabete mellito

Circa il 90% dei casi di diabete di tipo 2 (il più frequente e tipico dell’età adulta) si manifestano in seguito ad un aumento di peso: esiste quindi una correlazione tra diabete tipo 2 e obesità. 

 

Più recentemente si è iniziato a parlare di “Diabesity”, un’epidemia moderna, che indica la convivenza tra diabete e obesità. Questi disturbi sono infatti collegati da vari meccanismi fisio-patologici, che ruotano attorno all’insulino-resistenza e all’iperinsulinemia.

Tale condizione è nota in medicina con il termine di sindrome metabolica, ossia un insieme combinato di segni associati all’obesità, che influenza direttamente il rischio di insorgenza di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e ictus

Negli ultimi anni si è osservato un aumento preoccupante della tendenza alla diabesità (obesità-sindrome metabolica-diabete) e questo fenomeno ha un impatto socio-economico di notevole entità.

Come prevenire il diabete di tipo 2?

Per prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 2 è consigliabile adottare un sano stile di vita.

Una alimentazione ben bilanciata volta a mantenere sotto controllo il livello di glucosio nel sangue è spesso sufficiente per prevenire e ottenere un buon controllo del diabete stesso.

Allo stesso tempo è importante fare attività fisica, che non vuol dire necessariamente andare in palestra, piscina ma semplicemente muoversi sempre e dovunque! Ad esempio una buona camminata può essere lo sport ideale: si può fare ovunque, e si adatta alle proprie capacità.

L’attività fisica fa bene a tutti ma ha un’importanza particolare nei diabetici perché:

  • favorisce il benessere;
  • migliora il controllo del diabete;
  • migliora il controllo del peso;
  • controlla la pressione arteriosa.

Ad ogni modo è importante per l’opportuno trattamento del diabete tipo 2 far riferimento a centri specialistici per l’adeguato controllo dei fattori di rischio e lo screening delle complicanze nonché la cura delle stesse.

Esiste una forte correlazione tra diabete e stile di vita. Proprio per questo è importante seguire sane abitudini ed un’alimentazione consapevole. Per capire e conoscere come alimentarti al meglio ti consigliamo di iscriverti al ciclo di seminari online GRATUITI dedicati all’alimentazione e ai problemi di salute che si possono curare o prevenire imparando a gestire il cibo che mangiamo.

Ti verrà presentato un innovativo metodo che partendo dalla conoscenza del tuo organismo e delle sue reazioni al cibo ti porterà ad un livello di consapevolezza tale da scegliere autonomamente l’alimentazione più corretta per la tua salute.

Per perdere peso in maniera sana è necessario seguire un’alimentazione che rispetti l’organismo, e non diete basate sulle rinunce o sull’esclusione di certi alimenti, che stressano il metabolismo. Scegli la salute!

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Vuoi abbassare la pressione alta? Controllare il tuo peso può darti una mano

ipertensione e problemi cardiovascolari

Dalla pressione dipende la salute del cuore

La misurazione della pressione è forse uno dei controlli a cui siamo più abituati.

Ma perché è così importante? Per un motivo molto semplice: lo stato di salute del cuore e dell’intero apparato circolatorio, fondamentale per tutto l’organismo, è correlato ai valori della pressione arteriosa (minima e massima).

La pressione arteriosa è il risultato di due forze: quella impressa dal cuore al sangue quando si contrae per spingerlo all’interno dei vasi, e la resistenza che oppongono le arterie al flusso del sangue.

Quando la pressione supera i valori normali può danneggiare i vasi, rendendoli meno elastici e più spessi, e costringendo quindi il cuore a lavorare di più per far scorrere il sangue.
Questa condizione è chiamata ipertensione arteriosa e rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari.

La pressione arteriosa: cos’è?

La pressione arteriosa è la forza esercitata dal sangue, pompato dal cuore, sulle pareti delle arterie.

Quando il cuore si contrae, il sangue entra nelle arterie generando una pressione che viene definita pressione arteriosa sistolica o “massima”.

Durante la fase successiva, il cuore si rilassa e si riempie di sangue. La pressione che si genera in questa fase si chiama pressione arteriosa diastolica o “minima”.

Ipertensione: i valori della pressione alta

Ogni volta che misuriamo la pressione otteniamo dei valori (misurati in mmHg, cioè millimetri di mercurio).

I valori sono da ritenersi ottimali quando sono minori di 120 mmHg per la massima e 80 mmHg per la minima.

Valori oltre queste soglie vanno tenuti sotto controllo, effettuando misurazioni periodiche (valori normali con fattori di rischio o normali-alti), ma non costituiscono una condizione patologica.

Parliamo invece di ipertensione quando la pressione massima è uguale o supera i 140 mmHg e quella minima i 90mmHg.

Nell’arco della giornata la pressione arteriosa sia massima che minima ha delle variazioni fisiologiche, cioè normali: è più alta al mattino subito dopo il risveglio, tende a ridursi con il passare delle ore e verso sera aumenta di nuovo, mentre durante il sonno i valori scendono.

La pressione massima può aumentare al progredire dell’età e a causa di stili di vita scorretti (anche nei giovani), per il progressivo aumento della rigidità dei vasi.

Un ottimo sistema per tenere sotto controllo la pressione arteriosa è quello di misurarla a intervalli regolari (a casa o in farmacia), segnando i risultati e facendoli vedere al proprio medico durante i controlli periodici.

Fattori di rischio

I fattori di rischio sono quelle condizioni che aumentano la probabilità di sviluppare una malattia, in questo caso del sistema cardiocircolatorio, e di andare incontro a un evento grave, come un infarto o un Ictus.

Alcuni di questi fattori come l’età, il sesso, e la familiarità sono indipendenti dalla nostra volontà. Vi sono poi fattori “modificabili”, sui quali invece è possibile intervenire, come:

  • eccesso di peso
  • sedentarietà
  • fumo di sigaretta
  • ipercolesterolemia (livelli elevati di colesterolo nel sangue)
  • diabete
  • stress
  • uso di determinati farmaci o sostanze che possono contribuire ad alzare la pressione (alcool, liquirizia, caffè o tè).

Una persona che presenta contemporaneamente più di un fattore di rischio ha una probabilità di sviluppare una malattia cardiocircolatoria che è maggiore della somma dei singoli fattori di rischio.

Questi sono frequentemente compresenti anche perché sono spesso correlati tra di loro: gli errori alimentari, ad esempio, contribuiscono al sovrappeso, all’aumento del colesterolo e dei trigliceridi, all’ipertensione, al diabete e così via.

Correggendo le proprie abitudini alimentari e migliorando il proprio stile di vita, è possibile eliminare contemporaneamente più di un fattore di rischio.

Ipertensione: lo sapevi che...

  • In Italia ne soffrono 15 milioni di persone. L’ipertensione è un problema diffuso: colpisce più del 20% della popolazione mondiale. In Italia riguarda 15 milioni di individui, ma circa la metà di questi non è consapevole di soffrirne, perché in molti casi la pressione arteriosa elevata non dà sintomi.
  • È un killer silenzioso, che non dà sintomi. Sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità che il Ministero della Salute definiscono l’ipertensione un “killer silenzioso”. Non tutti sanno, infatti, che la pressione alta generalmente non si fa sentire, non dà sintomi o segnali particolari, molte persone possono soffrirne per anni senza rendersene conto, scoprendo il problema casualmente e rischiando di incorrere in disturbi gravi come le malattie coronariche e ictus.
    La scoperta di avere la pressione alta, infatti, molto spesso viene fatta in farmacia o dal proprio medico con una misurazione occasionale senza l’attivazione di alcun campanello d’allarme.
    Per questo è molto importante controllare la pressione regolarmente, a maggior ragione perché agendo in tempo e seguendo uno stile di vita adeguato è possibile mantenerla entro i valori di normalità.
    Chiari sintomi quali forti mal di testa, ansia grave, affanno, perdite di sangue dal naso, nausea o vomito, dolori al petto, palpitazioni, problemi alla vista o acufeni (ronzii nelle orecchie), si scatenano in genere solo in caso di crisi ipertensive, cioè quando la pressione sanguigna raggiunge livelli pericolosamente elevati. In questi casi è particolarmente importante chiedere al più presto consiglio ad un medico.
  • È un problema da non sottovalutare: il rischio di occlusioni, infarti e ictus è concreto. Per capire i motivi della sua pericolosità basta pensare ad una strada percorsa da traffico troppo intenso e pesante che alla lunga ne danneggia l’asfalto. Nel caso dell’ipertensione sono i vasi sanguigni a cedere per effetto del sovraccarico della pressione.
    Una delle principali conseguenze dell’usura è il processo aterosclerotico, che finisce per restringere ed occludere le arterie. La mancanza di irrorazione causa una sofferenza e un danno progressivo dei tessuti. Si può arrivare, con la partecipazione di altri fattori di rischio, a mettere in pericolo cuore, arterie e altri organi, esponendo al rischio di gravi problemi cardiaci (come l’infarto), ictus, aneurismi, arteriopatie periferiche, insufficienza renale cronica e retinopatie.
  • Può colpire anche i giovani. Stili di vita che espongono a molti fattori di rischio e familiarità (genitori ipertesi) fanno sì che anche i giovani possano essere soggetti all’ipertensione. Quindi è vietato perdere tempo: non è possibile aspettare che l’ipertensione si manifesti con sintomi specifici. Conoscere i valori della propria pressione e controllarla regolarmente è necessario per proteggere la propria salute ed è utile già a partire dai 20 anni, soprattutto se si hanno genitori ipertesi.

Come abbassare la pressione

Come anticipato la pressione arteriosa dipende molto dallo stile di vita e dall’alimentazione. Gli accorgimenti utili a controllarne i valori riguardano soprattutto l’alimentazione. Ecco alcuni semplici azioni per abbassare la pressione con le proprie attività quotidiane:

  • Limitare il consumo del sale. Ridurre il consumo quotidiano di sale a circa 5g al giorno può abbassare la pressione massima fino a 8 mmHg e la minima fino a 4 mmHg. Per le esigenze del nostro organismo, è sufficiente la quantità di sale già contenuta naturalmente negli alimenti, e comunque sarebbe opportuno un consumo giornaliero di sale non superiore a un cucchiaino da tè.

  • Seguire un’alimentazione sana. La salute del cuore e i valori della pressione dipendono anche da una corretta alimentazione. L’ideale è consumare molta frutta e verdura, almeno 5 porzioni al giorno, possibilmente fresche e di stagione, da preferire al consumo di dolci e alimenti zuccherati. Attenzione alla quantità del cibo che si mangia; se possibile meglio preparare i pasti a casa, usando alimenti sani con pochi grassi e zuccheri. Moderare il consumo delle bevande zuccherate e dei succhi di frutta.
  • Evitare il fumo e moderare il consumo di caffè.

  • Praticare regolarmente attività fisica. Un’attività fisica di moderata intensità (bastano 30 minuti di cammino a passo svelto al giorno) aiuta a mantenere la pressione arteriosa a livello favorevole.

  • Ridurre i fattori di stress. Stress e ansia possono temporaneamente alzare la pressione. Se non è possibile eliminare tutti i fattori scatenanti, almeno è bene concedersi delle pause di relax.

  • Eliminare i chili di troppo. La pressione arteriosa spesso si associa a condizioni di sovrappeso e obesità che possono precedere, causare o aggravare uno stato di ipertensione arteriosa e quindi il rischio cardiovascolare.
  • Perdere peso aiuta ad abbassare la pressione

    L’eccesso di peso è nemico accertato della salute in generale, e di quella cardiovascolare in particolare.

    L’incremento di peso aumenta il lavoro che il cuore deve fare per pompare il sangue a tutto il corpo e influenza negativamente, in modi diversi, tutti gli altri fattori di rischio: diabete, ipertensione, aumento dei grassi del sangue, ecc.

    Il tessuto adiposo è un organo endocrino e, se non aiutato nella sua fisiologica funzionalità, può diventare pericoloso. In particolar modo, il grasso addominale, viscerale e sottocutaneo, produce citochine, proteine responsabili di infiammazioni locali e sistemiche.

    Questo accumulo di massa adiposa addominale e viscerale incide sul sistema cardio-vascolare di uomini e donne, in particolare dopo la menopausa. Pensate che un solo chilo di grasso addominale contiene circa 3 chilometri di nuovi capillari! Ciò vuol dire che chi ha 10 kg di eccesso di massa adiposa localizzata nell’addome, avrà circa 30 km di vasi sanguigni in più, con conseguente sforzo del cuore per spingere avanti il sangue.

     Il risultato finale è un incremento della pressione arteriosa e possibili aritmie cardiache.

    Attenzione al grasso addominale

    Sono stati evidenziati rischi patologici collegati a depositi di grasso localizzati nell’addome anche senza un eccesso di peso vero e proprio.

    L’aumento della circonferenza addominale infatti è strettamente correlata alla quantità del tessuto adiposo che si accumula nell’addome e che rappresenta un fattore di rischio anche più importante del semplice aumento del peso corporeo. Per questo motivo è importante misurarla e cercare di ridurla.

     Negli uomini il suo valore dovrebbe essere inferiore a 94 cm, mentre nelle donne inferiore a 80 cm. Una circonferenza addominale tra 94 e 101 cm negli uomini e tra 80 e 87 nelle donne indica una situazione di rischio, che diventa elevato se i valori superano rispettivamente i 102 cm e 88 cm.

    Quanto peso bisogna perdere per far scendere la pressione?

    Quanto peso dobbiamo perdere per avere dei benefici concreti?

    La risposta viene da uno studio scientifico: bisogna perdere il 5% del proprio peso.

    È stato dimostrato infatti che la riduzione di solo il 5% del peso porta alla diminuzione della pressione sistolica (massima) e diastolica (minima) di 5 mmHg.

    Cosa vuol dire? Una persona che pesa 100 kg, ad esempio, con una pressione arteriosa di 125/85 mmHg, perdendo solamente 5 kg può vedere i propri valori abbassarsi a 120/80 mmHg.

    Significa passare da una condizione “a rischio” a quella fisiologica.

    Tenendo sotto controllo il peso si migliora la pressione e quindi la salute del cuore.

    Perdere peso è molto più che una scelta estetica, è una scelta di medicina preventiva

    Per perdere peso in maniera sana, però, è necessario seguire un’alimentazione che rispetti l’organismo, e non seguire diete basate sulle rinunce, sull’esclusione di certi alimenti, che stressano il metabolismo.

    A partire dal 4 marzo inizierà un ciclo di seminari online GRATUITI dedicati all’alimentazione e ai problemi di salute che si possono curare o prevenire imparando a gestire il cibo che mangiamo. Seguendo i seminari on line (gratuiti!) riservati a te avrai la possibilità di conoscere un innovativo metodo per dimagrire mettendo al primo posto la salute metabolica, il metodo ACPG (Alimentazione Consapevole del Picco Glicemico), grazie al quale potrai imparare a gestire l’alimentazione più adatta al tuo corpo, ma soprattutto alla tua salute.

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    Perché non tutti dimagriscono con la stessa dieta?

    perché non tutti dimagriscono con la stessa dieta

    A ciascuno il suo metabolismo

    Quante volte è capitato di notare persone che non ingrassano pur mangiando molto, o che al contrario prendono peso con più facilità di altre? Come mai i danni di un’alimentazione sbilanciata si manifestano in maniera diversa da persona a persona?

    A parità di alimentazione non equilibrata, alcune persone tendono ad ingrassare, altre no.

    Ma le conseguenze degli eccessi ( o degli errori) alimentari, non sono tutte visibili.

    Ci sono alcuni che nonostante tutto mantengono il loro peso forma e restano (o sembrano restare) in perfetta salute. Ma la verità è che il rischio di sviluppare malattie cardiache, allergie o intolleranze alimentari (in particolare verso il glutine) e patologie degenerative è elevato. 

    Questo significa una cosa sola: non può esistere una sola dieta che va bene per tutti.

    Se i singoli alimenti, o le loro combinazioni, hanno un’azione diversa su ogni organismo, l’unica cosa da fare è imparare a conoscere il proprio corpo per scegliere il cibo che lo mantiene in forma.

    Perchè mangio poco e non dimagrisco? La risposta è nel DNA

    La risposta a queste domande e a queste apparenti incongruenze è scritta nei geni. Ma ciò che più conta è l’azione che molecole introdotte nell’organismo con cibo, bevande e persino con il respiro possono esercitare sul DNA di ciascuno.

    Esiste, infatti, un dimostrato e chiaro nesso tra la nutrizione, l’espressione genica del DNA e le patologie cardiovascolari (infarto, ictus), ipertensione arteriosa, diabete mellito, cancro…

    Conoscere queste predisposizioni individuali, dovute a caratteristiche genetiche uniche, può aiutarci a capire come funziona il nostro organismo e contribuire a migliorare il nostro metabolismo, oltre a prevenire malattie come sovrappeso e obesità.

    Il cibo, quindi, “parla” con il nostro patrimonio genico. Alcune molecole, per esempio contenute nella verdura, hanno la capacità di agire sugli accumuli adiposi e di farli “svuotare”. 

    La scienza che studia l’effetto delle molecole contenute negli alimenti sul nostro DNA si chiama nutrigenomica o genomica nutrizionale.

    Grasso dentro o fuori?

    circonferenza addominale

    Quando immaginiamo una persona obesa facciamo solitamente riferimento ad un soggetto con accumuli visibili di grasso in diverse parti del corpo. Stiamo guardando la cosiddetta “obesità fenotipica” soggettiva, che esprime, cioè, le caratteristiche fisiche di una persona con la distribuzione corporea della sua massa adiposa.

    In realtà, però, questo non è altro che il risultato di un lungo processo che non vediamo a occhio nudo perché riguarda le cellule del nostro corpo, che diventano “grasse”, con un volume e una massa maggiore. 

    In altre parole “l’obesità anatomica” (quella cioè che vediamo) è preceduta e condizionata da “un’obesità cellulare”.

    Per dimagrire, raggiungere il peso forma e vivere in salute più a lungo occorre partire dal concetto che dobbiamo innanzitutto mantenere “magre” le nostre cellule.

    Una persona può essere anche in un peso forma accettabile, ma se presenta un’obesità cellulare può essere considerata “metabolicamente obesa”, con tutte le conseguenze di una persona obesa per salute e longevità.

    Per bruciare grassi serve l'ossigeno!

    Le cellule “ingrassano” quando si verifica:

    • un accumulo, al loro interno, di acidi grassi saturi, dovuto ad un eccesso di lipidi e di carboidrati glicemici alimentari;
    • una carenza di molecole nutrienti di origine vegetale e marina (es. se mangiamo poche verdure);
    • volumi ridotti di ossigeno (ipossia).

    L’ossigeno, che introduciamo nel nostro organismo attraverso la respirazione, ma anche con l’alimentazione (con l’acqua, per esempio!), è il principale nutriente delle cellule e ha un ruolo chiave anche nel dimagrimento

    Basti pensare che per “bruciare” un solo grammo di grasso occorrono ben 2 litri di ossigeno all’interno delle cellule!

    Una cellula “obesa” con riduzione di ossigeno al suo interno è come una candela sotto una campana: senza ossigeno si spegne e accumula acidi grassi saturi, con aumento di volume e massa.

    La dieta ipocalorica..è utile?

    conta calorie rinuce dieta ipocalorica

    Prima della genomica nutrizionale si riteneva che una stessa dieta producesse gli stessi effetti in tutti gli individui. 

    Si pensava esistesse un rapporto lineare tra riduzione delle calorie giornaliere e riduzione del peso (o meglio della massa grassa corporea): “taglio le calorie, quindi dimagrisco”.

    Era la filosofia del cibo “miracolo”, delle diete “perdi 7 chili in 7 giorni”, del “farmaco che scioglie il grasso”.

    L’effetto di questo tipo di diete è parziale (il peso si riduce, ma non è la massa grassa ad andarsene) e non duraturo. Perché, con un regime alimentare che causa una troppo rapida perdita di peso, succede che:

    • i chili persi sono acqua e massa magra, solo in minima parte massa grassa;
    • dopo alcune settimane si verifica un blocco nella perdita di peso;
    • la fame costante porta a interrompere la dieta;
    • quando si riprende a mangiare normalmente si recupera tutto il peso perso, ma con una più alta percentuale di massa grassa e più rischi per la salute.

    Questo è un modello di dietologia sintomatologica in cui si cerca di sconfiggere i segni e i sintomi del sovrappeso e dell’obesità senza affrontare la loro prima causa: l’obesità cellulare, con le sue conseguenze complesse e sistemiche.

    È un modello culturale, non naturale, che antepone il cibo al corpo.

    Contare le calorie non serve!

    Le cellule umane non conoscono, non comprendono questo modo di agire. Il corpo umano è un organismo biologico complesso che non vive con reazioni lineari. L’obesità è una patologia complessa, generata da molteplici reazioni fisiopatologiche che sono interdipendenti, che avvengono nello stesso tempo in sedi anatomiche diverse tra loro.

    È troppo riduttivo pensare di controllare il peso corporeo e l’accumulo di massa grassa con il solo calcolo delle calorie giornaliere…soprattutto perché, nel corpo umano, le calorie non esistono! Il corpo e le cellule reagiscono alle molecole dei nutrienti introdotte con l’alimentazione e la respirazione. Nessuna caloria entra all’interno delle cellule! 

    Tra l’altro i cibi contengono molecole che non forniscono alcuna caloria, come vitamine, minerali, fibra alimentare, polifenoli, antociani, flavonoidi, caroteni, ma che sono essenziali per la vita delle cellule.

    Le calorie all’interno del corpo umano non esistono! Esistono solo le molecole che introduciamo con gli alimenti.

    Si può dimagrire mangiando i cibi giusti

    La dieta, intesa come stile di vita e di alimentazione consapevole, si fa prima nella testa e poi nella bocca. 

    Prima occorre conoscere il proprio corpo, unico e diverso dagli altri corpi, poi si sceglie il “proprio” cibo, le “proprie” molecole, quelle più adatte all’organismo, quelle che ci permetteranno di vivere in salute e a lungo.  

    L’azione più importante, infatti, è saper scegliere il miglior cibo per noi. Dobbiamo domandarci: “Che cosa sto mangiando?”; “Quali effetti avrà questo cibo sul mio organismo, sulla mia salute fisica e psichica?”; “È compatibile con la fisiologia del corpo umano e dell’organo microbico che è in me?”.

    Sono domande che dovremmo porci quotidianamente, perché ogni giorno mangiamo tra 2-3 chili di cibo liquido e solido. 

    Sottovalutare l’impatto del cibo sulla nostra salute ci espone al rischio di ridurre le specie batteriche del microbiota intestinale (quella che chiamiamo flora batterica) e porta sul medio-lungo periodo a patologie croniche, anche  degenerative. Ricordiamo sempre che la prevenzione inizia a tavola!

    Scopri come costruire un piano alimentare su misura per il tuo organismo

    Conoscere le molecole che compongono i cibi, capire come queste interagiscono con noi e le nostre cellule è alla base dell’alimentazione consapevole, il modo di nutrirsi rispettando il proprio corpo che permette di conquistare o mantenere la salute metabolica.

    A partire dal 4 marzo inizierà un ciclo di seminari online GRATUITI dedicati all’alimentazione e ai problemi di salute che si possono curare o prevenire imparando a gestire il cibo che mangiamo. Durante i seminari verrà approfondito il metodo ACPG (Alimentazione Consapevole del Picco Glicemico). Il metodo è basato su decenni di ricerche scientifiche sull’alimentazione ed è stato messo a punto dal Dottor Pier Luigi Rossi, Medico chirurgo specialista in Scienza dell’alimentazione, autore di libri sulla nutrizione e numerose ricerche scientifiche pubblicate in riviste italiane ed internazionali.

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